4 Maggio 2026

Il cartongesso è ovunque: economico, veloce, versatile, eppure nelle nostre ristrutturazioni non lo usiamo quasi mai.
Ecco perché – e cosa c’è di meglio secondo noi.

il cartongesso non è il problema

Partiamo da una cosa onesta: il cartongesso non è un materiale così terribile. È veloce da posare, economico, diffusissimo e se devi fare una parete divisoria in fretta con un budget “minimo“, é facile capire perché lo scelgono tutti.

Il punto è che in una ristrutturazione in bioedilizia – dove l’obiettivo è provare ad avere un’attenzione maggiore ai materiali e a valutare soluzioni che respirano, che non emettono sostanze nocive e che con un ciclo di vita più sostenibile – il cartongesso non regge il confronto con il suo cugino più nobile: il fibrogesso.

cos’è il fibrogesso e perché lo usiamo

Il fibrogesso è un’alternativa ecologica al cartongesso. È venduto a lastre ed è composto da gesso naturale e fibre di cellulosa ricavate da carta riciclata, pressati ad alta densità fino a formare una lastra omogenea e compatta. Non ha strati separati come il cartongesso – che è un’anima di gesso racchiusa tra due fogli di cartone – ma è un blocco unico, più pesante e più denso: circa 1.200 kg/m³ contro gli 800 kg/m³ del cartongesso.

Quella massa in più non è un dettaglio: si traduce in isolamento acustico migliore, maggiore inerzia termica e una capacità portante molto più alta. Una lastra di fibrogesso regge fino a 60 kg per tassello senza predisposizioni speciali – pensili, mensole, lampade si appendono come su una parete in muratura, senza dover prevedere i montanti nel posto giusto già in fase di progettazione (anche se noi spesso per precauzione lo facciamo comunque).

Le differenze che contano di più dal nostro punto di vista sono queste.

Regge all’umidità. Il cartone del cartongesso teme l’umidità: si deteriora, e in presenza di condensa diventa terreno fertile per le muffe. Il fibrogesso non ha cartone, la sua struttura omogenea è molto più resistente all’umidità.

Si smaltisce senza problemi. Il cartongesso a fine vita è classificato come rifiuto speciale — smaltirlo ha un costo e una burocrazia non banali. Il fibrogesso è completamente biodegradabile.

Accetta gli intonaci in terra cruda direttamente. Questo è il punto tecnico che fa la differenza in una ristrutturazione in bioedilizia quando si sta valutando di usare la terra cruda e quindi di intonacare anche le pareti divisorie. Il cartongesso non è intonacabile senza un trattamento a pennello preliminare (una vernice aggrappante che crea l’aggancio e la resistenza che il cartone non offre, vernice non naturale). Il fibrogesso invece può essere intonacato direttamente, senza primer.

il nodo intonaci: dove il conto cambia

Il fibrogesso è più ecologico ma costa di più del cartongesso, usarlo come alternativa potrebbe sembrare un lusso fino a che non si inserisce nell’equazione anche la terra cruda.

Il cartongesso, di norma, non si intonaca, si rasa con il gesso e si pittura. Se vuoi applicarci sopra un intonaco in terra cruda, la superficie in cartone non è adatta e quindi va prima trattata con un aggrappante chimico dato a pennello — un primer specifico per creare l’aggancio e la resistenza che il cartone non offre. Quel trattamento ha un costo (economico e ambientale) e quando sommi quel costo al prezzo del pannello, arrivi quasi allo stesso costo del fibrogesso, che invece accetta l’intonaco in terra cruda direttamente, senza trattamenti.

Piccola digressione: lo stesso ragionamento vale quando confrontiamo gli intonaci in terra con quelli in cemento. Sono soluzioni tecniche diverse per prestazioni ed ecologia, ma si sceglie spesso quella “in cemento” perché si pensa che sia più economica. Tuttavia l’intonaco di cemento sembra più economico, ma poi va tinteggiato, ipotizziamo con due mani di pittura lavabile, magari anche tre. L’intonaco in terra cruda invece non si vernicia: è già finito così. Quando fai il conto completo di quanto ti costa l’intero ciclo, la differenza tra le due soluzioni si riduce molto, in alcune situazioni addirittura scompare. Morale: se vogliamo scegliere la cosa più economica, facciamo i conti dell’intera lavorazione non solo delle singole voci (che potrebbero nascondere altri costi).

come lo usiamo in cantiere

La struttura che preferiamo realizzare per le pareti interne è fatta di montanti in legno – non con i profili metallici del cartongesso – su cui vengono fissati i pannelli di fibrogesso. L’intercapedine tra i montanti viene riempita con isolante in fibra di legno o canapa. Su entrambe le facce si stende l’intonaco in terra cruda direttamente, senza primer, senza aggrappanti.

Il risultato è una parete interna che respira su tutta la sua sezione – dalla fibra naturale all’intonaco – e che non ha nessun componente sintetico o potenzialmente nocivo.

In un appartamento a Roma abbiamo usato esattamente questa soluzione per creare una stanza in più ricavando spazio dalla zona giorno. I proprietari di casa – che avevano già partecipato a un nostro workshop anni prima – hanno fatto i lavori in autocostruzione assistita, costruendo insieme a noi la struttura in legno, posando i pannelli di fibrogesso e stendendo loro stessi gli intonaci in terra cruda nei 4 giorni di cantiere.

la composizione della parete: scheda tecnica

Se vuoi immaginare questa soluzione anche a casa tua, puoi partire da questi dati di riferimento e adattare le misure di montanti e isolanti al tuo progetto.

Struttura portante: montanti in legno massello, sezione 8×8 cm per un tramezzo da 10 cm (la sezione si adatta allo spessore richiesto dal progetto), interasse 60 cm. La scelta del legno al posto dei profili metallici garantisce coerenza di materiale con il resto della parete e migliora il comportamento igrotermico del nodo. Se è più facile (quindi più economico e più veloce) va bene anche la struttura classica in metallo da cartongesso.

Isolante nell’intercapedine: pannelli a bassa densità in fibra di legno o canapa. Lo spessore e la densità vengono definiti dal progettista in funzione delle prestazioni acustiche e termiche richieste dalla parete.

Pannello di rivestimento: lastre di fibrogesso da 12,5 mm su entrambe le facce, fissate ai montanti in legno.

Intonaci: strato di fondo in terra cruda da 4 mm + strato di finitura da 1 mm su entrambe le facce. Applicazione diretta sul fibrogesso.

Spessore totale parete finita: per un tramezzo standard con montanti 8×8 — circa 11,5 cm (8 cm montante + 2,5 cm fibrogesso doppio + 1 cm intonaci doppio).

quando ha senso usarlo

Il fibrogesso è la nostra scelta di default per le pareti interne nelle ristrutturazioni in bioedilizia. Ha senso ogni volta che:

  • si vogliono intonaci in terra cruda o calce come finiture
  • si cerca coerenza di materiali su tutta la sezione della parete
  • si pensa al ciclo di vita dell’edificio e non solo al costo immediato

Non è la scelta per chi cerca il preventivo più basso – su quello il cartongesso con rasatura e pittura non si batte. Questa é la scelta per chi vuole fare le cose in modo diverso, con un’attenzione in più per salubrità, ambiente e risultato estetico. E, soprattutto quando i metri quadri di tramezzi da costruire non sono così tanti, la scelta del fibrogesso è “facile” da pensare nel budget complessivo della ristrutturazione: costa di più ma la differenza è assolutamente gestibile.

approfondimenti

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