14 Luglio 2026

Alla settimana intensiva 2026 hanno partecipato 4 persone: provenienze diverse, età diverse, lavori diversi. Nessunə di loro sapeva nulla di come si monta una struttura in paglia o si stende un intonaco di terra. Alcunə avevano provato qualcosa, altrə erano alla primissima esperienza di cantiere. Ognunə arrivava con un progetto personale, una casa da ristrutturare o da ampliare, un’idea di autocostruzione, e con la stessa domanda di fondo: si può fare davvero, e se si, come si fa?
Prima di addentrarci nel racconto di come è andata questa edizione (la quarta, wow!), chiariamo subito che in quanto workshop pratico, la settimana intensiva è una settimana fisica. Si sta in piedi gran parte del giorno, si sollevano balle, si impastano quantità importanti di terra. Non serve allenarsi prima del workshop ma soprattutto per chi è abituatə ad una vita più sedentaria durante questa settimana la sera si torna a casa con le braccia stanche e le mani segnate. Non è un corso in cui si sta seduti a guardare, insomma.
i primi giorni: costruire sulla fiducia
Si parte dalla logistica del materiale. Misurare le balle di paglia e dividerle in gruppi di uguale lunghezza, progettare la struttura a seconda delle misure rilevate e montarla pezzo dopo pezzo. Il primo giorno è tutto qui, e sembra poco, non si vede ancora una parete, non si vede una casa. Si ha un inventario in mente e poco più che uno schema. Quello che nessunə dice ad alta voce ma che si pensa è: non so bene dove sto andando. Il pezzo del primo giorno è molto progettuale e poco di pratica.
È una sensazione scomoda per chi viene da mestieri dove di solito il piano si vede prima di partire. Qui si impara a fidarsi di un processo che si rivela un giorno alla volta e che giustamente all’inizio non si conosce.
Il secondo giorno si tampona la struttura con le balle di paglia: si accorciano, si tagliano, si dà loro forme particolari, come i trapezi che servono vicino al tetto, dove niente è mai dritto e regolare. Ed è qui che arriva il primo vero dubbio pratico: come si fa quando le regole imparate non funzionano e serve rilegare la paglia “con fantasia”? Non esiste un solo metodo, si impara provando, disfacendo una balla per arrivare alla forma desiderata. Le prime le ho rifatte due volte. Verso sera e dopo vari tentativi, capivo già quale tentativo vale la pena fare nei pezzi speciali.
E se una balla viene rifatta due volte, cosa succede davvero? Niente di grave: si disfa, si aggiusta, si rimonta. E se non si rimonta va diretta nell’orto, o nel compost, nessun vero spreco o rifiuto. È uno dei punti che tranquillizza di più, qui l’errore non è un disastro da riparare in fretta, è parte normale del gesto, ogni giorno, per chiunque.

il momento in cui le mani superano la testa
Il terzo giorno arriva il primo contatto con l’intonaco di terra: l’aggrappo, il primo strato steso direttamente sulle balle di paglia. Si preparano gli impasti, si stendono con gli attrezzi, poi si controlla il lavoro nel modo più intuitivo che esista – con le dita, per sentire se è stato fatto bene.
Le prime cazzuolate cadono a terra. L’impasto scivola, non si aggrappa, e non è chiaro se il problema sia l’impasto troppo bagnato o troppo asciutto, l’attrezzo o il gesto della mano. Poi, nel giro di ore, qualcosa cambia: ho capito che dovevo cambiare l’angolo, non la forza. Da lì in poi ha cominciato ad aggrapparsi. È il momento in cui le mani cominciano a “capire” prima della testa – non più solo eseguire un’istruzione, ma sentire quando l’impasto penetra, quando lo strato è abbastanza spesso, quando serve un altro passaggio.
La cosa bella: tutto l’impasto che cade si raccoglie, si mescola con un po’ d’acqua e torna nei secchi come intonaco, questa cosa è incredibile.
Il quarto giorno cambia registro: la realizzazione del cappotto in fibra di legno. Prendere le misure, tagliare i pannelli con il seghetto alternativo, stendere la colla di argilla, usare il trapano per i fori dei tasselli e martellarli in posizione. Il seghetto alternativo, per chi non l’ha mai usato, incute un rispetto quasi eccessivo – i primi tagli vengono storti, la mano trema, si esita prima di premere il grilletto. Poi, nel giro di poche ore: pensavo che non sarei mai riuscitə a usarlo. Invece dopo un giorno mi sono pure divertitə a sagomare i pannelli più complicati, tipo quelli vicino al tetto.

l’ultimo giorno, quando si uniscono tutti i pezzi
L’ultimo giorno si stende l’intonaco di corpo sulla parete in paglia, sempre con gli attrezzi, sempre a mano e si capisce tutta la fatica fatta il terzo giorno per crearci un buon aggrappo e si vede anche quanto è facile sistemare quello che “abbiamo sbagliato”.
Il workshop si conclude con un recap dell’intera settimana, step by step, per ripercorrere tutto il processo e fissare non solo i gesti ma i concetti, come si valuta, come ci si organizza, come si misura. È qui che trova risposta la domanda che ha accompagnato tutta la settimana: come faccio a sapere se ho fatto un buon lavoro, se è la prima volta che lo faccio? Non c’è una risposta il primo giorno, né il terzo. Arriva solo quando si vede il processo intero, non più un pezzo alla volta ma tutto insieme. È in questo momento che i pezzi sparsi dei giorni precedenti, la struttura, la paglia, l’aggrappo, il cappotto, l’intonaco finale, si ricompongono in qualcosa che si può leggere, valutare, rifare.
E qui vale la pena essere onestə su cosa significa davvero, a fine settimana: si sa riconoscere se un impasto è pronto, se una balla è ben posizionata, se uno strato è abbastanza spesso, le basi per muoversi con criterio su un cantiere del genere ci sono. Rifare da solə l’intero processo su un progetto vero, dall’inizio alla fine, è un altro passo: quello si costruisce nel tempo, meglio se con qualcunə esperto ancora accanto la prima volta che si fa sul serio.
Ma la differenza tra chi è statə in questa settimana e chi no, in quel momento, è enorme: non si parte più da zero, si parte sapendo cosa guardare.

cosa resta, dopo
A fine settimana, il commento che ci ha colpito di più non parlava di tecnica:
“Non abbiamo solo imparato a realizzare un muro in paglia o fare un intonaco in terra cruda. Ci avete fatto entrare nel vostro mondo, ci avete fatto vedere che è possibile e che può essere diverso, che certi processi possono essere più gentili, calmi e inclusivi rispetto a quello che comunemente si vede in edilizia.”
Ecco cosa portano a casa, oltre alla capacità di tagliare un pannello o stendere un intonaco: la certezza che il proprio progetto, quella casa, quell’idea che non aveva ancora forma, si può affrontare in prima persona, con le persone giuste accanto.
L’edizione 2026 si è appena conclusa. La settimana intensiva è in programma una volta l’anno, sempre d’estate, ed è il nostro workshop più complesso e completo. Oltre a questo abbiamo altri corsi – pratici e online – a calendario, li trovi qui.


